Andrea Garbin
UN PACCO DI NATALE

Le regalai un dildo per la sera della vigilia. Un intero pomeriggio di ricerca per trovare quello adatto.
La commessa del sexy shop mi indirizzò all’angolo dove erano esposti tutti i gingilli ed io le domandai di aiutarmi a sceglierne uno. C’erano quello in PVC, quello in silicone e quello in pyrex. Ne avevano anche in cuoio imbottito di cotone e stracci. La commessa iniziò a spiegarmi la storia del dildo dai nostri giorni all’epoca delle glaciazioni, col suo sorriso sbarazzino e l’aria di chi sembrava averli provati tutti. Dildo di pietra, dildo in cera, dildo in lattice e in metallo cromato. Mi consigliò di prenderne uno in Cyberskin, un materiale poroso che tanto somiglia alla pelle umana. Inizialmente le negai quella soddisfazione. La scheda delle caratteristiche lo descriveva troppo simile alla realtà, alla pelle umana, e ne sottolineava l’impossibilità di sterilizzarlo.
«Devi fare attenzione» mi disse, «quando lo lavi. Ti diventa tutto attaccaticcio, appiccicoso, insomma quel genere lì.»
La guardai malamente. Non so come diavolo le veniva in testa un’idea simile.
«Non è per me» le dissi. Il mio tono non ammetteva repliche.
Digrignò i denti e sorrise coprendosi la bocca con la mano, poi mi spiegò che per rimediare a quel piccolo inconveniente bastava spolverarlo con della farina di grano.
Cambiai subito idea. Immaginai Vanessa che dopo averlo usato nella sua camera da letto lo lavava con cura e lo cospargeva delicatamente con la farina. Se lo meritava quella stronza. Si lamentava sempre di non trovare un cazzo per giocare, e l’idea di vederla fabbricare con la farina di grano, l’immagine di lei che corre al supermercato a comprarla per imbrattare il dildo, mi faceva ridere.
Quando suonai il campanello e lei aprì, gli porsi il pacchetto invitandola ad aprirlo la notte della vigilia. Non prima di allora.
Ezechiele 16:17 disse: “Con i tuoi splendidi gioielli d’oro e d’argento, che io ti avevo dati, facesti immagini umane e te ne servisti per peccare.”
Questo volevo che facesse. Che peccasse.
Lei mi sorrise, mi ringraziò, mi chiese ripetutamente cosa contenesse.
«It’s a surprise» risposi a più tornate.