Per Natale Non Esco

Dalla corrispondente della Gazzella di Mantova, sabato 23 Febbraio

Al Ludas, noto locale giovanile di tendenza aperto da poco in pieno centro, si è consumata sabato scorso una kermesse che ha lasciato il segno e di cui si parlerà ancora a lungo in città.

La vostra cronista cercherà di riferire, con l’obiettività che contraddistingue la nostra testata, i fatti che hanno portato alla chiusura del locale nonchè all’arresto dei sei esordienti autori della raccolta ‘Per Natale Non Esco’.

Già nelle prime ore del pomeriggio era stato segnalato in via Oberdan un assembramento a causa di alcuni eccentrici personaggi presto identificati come Mauro, Lodi Rizzini e Dancelli, tre degli esordienti. Più tardi si univa anche Ongari, arrivato spingendo in carrozzella il vecchio Aristide Boselli, uno dei suoi lettori più assidui, prelevato di forza dal ricovero di Suzzara.

Dato che il Ludas era ancora chiuso, Lodi Rizzini e Dancelli avevano cominciato a cazzeggiare, giocando a carte sui gradini prospicenti il vicino teatrino off. I passanti, credendo fosse già iniziata la performance, hanno cominciato a gettare monete incitando i due giocatori che a loro volta stavano al gioco rispondendo con ingiurie e sputi in terra. Intanto Mauro scherzava col vecchio in carrozzina aprendo e chiudendogli la flebo.

Il barista responsabile del locale, dopo alcune velate minacce telefoniche (Se non arrivi in 5 minuti…hai presente caos calmo?) finalmente si presentava trafelato ad aprire: i preparativi potevano cominciare.

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Ad ogni larsen che squarciava gli altoparlanti il vecchio Boselli bestemmiava sobbalzando sulla carrozzella, e Mauro si scusava dall’alto del loggione (ricordiamo che il Ludas è stato concepito nei locali dell’ex cinema Oberdan). L’esordiente, che si era ritagliato il ruolo di fonico, tornava quindi ad armeggiare col mixer, del quale fu presto chiaro che non ne capiva un cazzo.

Gli esordienti hanno quindi cominciato a provare i rispettivi brani camminando su e giù per il locale in uno stato confusionale degno dei ricoverati di ‘Qualcuno volò sul nido del cuculo’.

Mentre il pubblico cominciava ormai ad affluire sono entrati simultaneamente il Calzolari (attardatosi in ufficio per completare un hacking ‘zero day’) e il comitato delle Dannose.

Proprio quando un triste presagio cominciava a diffondersi fra le organizzatrici l’urlo di una signora impellicciata ha attirato l’attenzione di tutti. La spettatrice indicava qualcosa sul palco: sulle assi sconnesse erano apparsi alcuni conigli, uno dei quali teneva fra le zampette un inequivocabile oggetto oblungo. Cari Lettori della Gazzetta, è con un certo imbarazzo che vi confesso: l’attrezzo in perspex stretto fra le zampine dell’animaletto era niente altro che un dildo di dimensioni, consentitemi di dire, ragguardevoli. Garbin, senza che nessuno gli chiedesse alcunchè, si è alzato sdegnato e: -Non è mio!- ha gridato, indicandolo col dito. Il barista si lanciava urlando al placcaggio della colonia di leporidi, ma Lodi Rizzini lo dissuadeva: - Tanto sono sordomuti…-.

In quella giungeva a cavallo dal suo ritiro spirituale Davide Bregola, curatore della raccolta. Toltosi il mantello, il curatore ha cominciato in qualche modo le interviste, cercando di salvare la situazione dal naufragio più completo. Sullo schermo scorrevano intanto immagini vacanziere alternate a cimiteriali nature morte, frutto della sgangherata scelta del gruppo di giamaicani -collaboratori co.co.co. del Calzolari- che dal loggione proiettavano la demenziale sequenza. Presto una equivoca nube di fumo ha reso impossibile la vista di cosa stesse capitando lassù in regia. Dal loggione arrivavano soltanto -a tratti- sghignazzi e rumori corporali.

Le interviste sono state comunque interessanti. Fra le varie notizie sul gruppo abbiamo appreso che Garbin sta concludendo un nuovo racconto sul suo animale domestico preferito, il gatto a nove code, che Mauro ha diminuito di parecchio l’impiego di protossido, mentre sensazione ha fatto l’intervento di Lodi Rizzini, conclusosi inneggiando a Raul e alla rivoluzione cubana. Dancelli ha cercato vilmente di negare l’appartenenza al gruppo ma, mentre si allontanava alla chetichella, è stato riacciuffato da due rasta che, facendolo sedere di nuovo, gli hanno acceso un joint grosso come un cornetto Algida.

Nel pubblico intanto si scatenava una rissa fra un gruppo di veronesi litigiosi (tutti parenti, fra l’altro), apparentemente capitati per caso nel locale e una nota coppia cittadina di architetti gay, quando uno di questi ultimi ha iniziato a ballare la milonga sui tavolini. Al grido di -Te lo dago mi, reciòn!- uno dei parenti veronesi gli si è lanciato contro brandendo una bottiglia di birra vuota, ma per fortuna è stato fermato in tempo.

Dall’altra parte del locale le cose non andavano meglio: fra le pesanti tende dell’ex cinema è apparso un vecchio in bicicletta il quale, evitando abilmente il gestore, si è lanciato in un raid fra le poltroncine, incitato dal diabolico monello portato sul sellino. Nella confusione più totale la kermesse è proseguita mentre le Dannose cercavano di limitare i danni sorridendo e distribuendo gadget. Bregola, fingendo di riconoscere qualcuno tra il pubblico, si eclissava prudentemente.

Il vecchio rincoglionito col ragazzino continuava a pedalare per il locale cercando di investire i conigli, che si erano nel frattempo sparpagliati ovunque. La coppia di architetti gay aveva cominciato a slinguarsi platealmente in un angolo. Il pubblico basito ha allora visto il vecchio Boselli, sfuggito al controllo di Ongari, lanciare con insospettabile energia il bastone verso i due pervertiti. Ma il bastone, inopinatamente, è andato ad infilarsi fra i raggi della bici del vecchio ciclista, che, faccia avanti , è andato a spalmarsi sulla pista fra gli applausi generali.

Il Mauro era stato posizionato dalla regia nell’ultimo posto dove conveniva metterlo, cioè dietro al bancone dei liquori. Il barista frattanto piangeva silenziosamente nel retro. Trovate le bottiglie di assenzio, Calzolari e Mauro hanno cominciato a servire a tutti i presenti un cocktail di loro invenzione, affermando trattarsi di sciroppo d’acero (non prima però di averne saggiato gli effetti sul moccioso che era caduto dal sellino davanti a loro, sul ripiano del bar).

In breve tempo tutti sono caduti preda di un violento delirio etilico.

La situazione è degenerata definitivamente quando, in una simpatica confusione multietnica, gli esordienti hanno concluso la kermesse ballando sul palco assieme ai rasta e cercando di toccare il sedere alle Dannose più vicine.

Le forze dell’ordine, finalmente accorse, ponevano fine all’ignobile farsa abbattendo a pistolettate i conigli rimasti e traducendo gli esordienti in via Poma.

I sei, attualmente ristretti nel locale carcere giudiziario, hanno rilasciato ai media soltanto la laconica dichiarazione:

‘Per Natale, forse, usciamo’.