Sei (quasi) esordienti alle prese con il periodo più abusato dell’anno
Talvolta questo recensore letterario si sente un po’ come Anton Ego, l’ineffabile critico gastronomico di Ratatouille, quando si trova a difendere la vera cucina (che venera) contro gli attacchi indiscriminati di nuovi volgari millantatori.
Ieri sera al Galetèr di Montichiari si è celebrato il funerale della poesia, l’orrenda pira della parola scritta, la solenne presa in giro di quanti hanno voluto assistere alla presentazione della antologia ‘Per Natale Non Esco’ a cura di Scritture Dannose di Mantova. Potremmo sintetizzare nelle parole di uno dei pochi spettatori presenti (-Me gh’if ciapà par el cù!-) l’esito della infame serata ma il dovere di cronaca ci impone di ritornare a quelli che nonostante le poche ore trascorse, sono già fra i peggiori e più penosi ricordi della nostra umile carriera. Giungevamo sul posto quando i cinque autori erano già saldamente aggrappati a svariate bottiglie di birra, presentando pertanto un livello di coscienza attestato attorno a 2-3 sulla Glasgow Coma Scale, ma spesso le kermesses letterarie ci hanno abituato a questo increscioso spettacolo, per cui non ci siamo formalizzati. Apprendevamo subito che lo scrittore Bregola, da sempre accorto amministratore della propria immagine pubblica, aveva abbandonato al proprio destino quelli che un po’ incautamente aveva in passato definito ‘I miei allievi migliori’. In una recente intervista a Telereggio, ha invece smentito questa imprudente affermazione, dichiarando di non aver mai conosciuto il gruppo, ma che Calzolari gli deve ancora 150 euro e che si decidesse prima o poi. Tant’è. Quando ormai il livello etilico stava raggiungendo la soglia di guardia una musica ipnotica ha dato il segnale di inizio delle letture. Ben conoscendo la sciagurata propensione del Mauro a incasinare il mixer, questa volta gli scrittori lo hanno bloccato su un divanetto accanto a un bicchiere di prosecco in cui erano state prudenzalmente versate 45 gocce di xanax. Buona idea giacchè questa volta la colonna sonora non ha subito intoppi mentre, dopo aver letto il brano di Dancelli ed il proprio, lo scrittore trovava una posizione comoda fra i cuscini e si metteva a russare, svegliandosi solo per la deprecabile discussione finale di cui riferiremo fra un attimo. I gradevoli testi letti mentre immagini suggestive scorrevano sullo schermo avevano fatto sperare al vostro cronista una serata perlomeno intrigante. Speranza subito delusa quando i cinque si sono presentati sul palco per la discussione. E’ stato subito chiaro che lo stato di coscienza alterato degli esordienti era ormai fuori da qualsiasi controllo o inibizione. Sgangherate affermazioni, sghembe petizioni di principio, grossolane battute, volgari accenni ai ritratti di nudi di donna appesi alle pareti sono solo alcuni e fra i più riferibili frammenti che riporto di questa serata da incubo. Lodi Rizzini indicando questo o quello spettatore non faceva mistero della propria propensione per la satira sociale. Memorabile -e irriferibile- la battuta somministrata alla ammiratrice di Bregola, delusa per la assenza del proprio scrittore preferito. Garbin intanto osservava nervosamente la finestra ben sapendo che al piano di sopra lo attendeva con la scimitarra da sommelier la signora Valeria giustamente infuriata per aver messo a disposizione il proprio grazioso locale all’ignobile farsa. Il povero Ongari, che sinceramente ci è apparso un po’ fuori posto in questo collettivo psicotico, ha cercato di illustrare la propria poetica rurale con appropriate osservazioni, ma veniva costantemente sabotato dai commenti al vetriolo del Calzolari, vero brigatista della parola, sinchè l’Ongari sbuffava un ma va da via i ciap, che suggellava la chiusura della discussione. Gli scrittori intraprendevano allora una gara di tiro a segno con le arachidi sul pubblico che rumoreggiando cercava di aggredirli, ma veniva respinto e indirizzato a colpi di libri verso le uscite di sicurezza.
Che dire a conclusione? Che quando l’egocentrismo, la propensione etilica e la disconoscenza non si dice della grammatica, ma delle più elementari regole del vivere civile, nonchè della igiene personale si ritrovano tutte insieme in sedicenti autori è proprio allora che la scrittura può definirsi -e a buon titolo- dannosa.
Un pugno di racconti che non spiegano, non celebrano, non consolano.
Il Natale è lo scenario comune su cui si disegnano le storie di questa raccolta. Qui non si parla della festa religiosa o dei buoni sentimenti, ma di qualcosa che riguarda tutti. Di relazioni fra le persone. Per saperne di più...
Transeuropa Libri
2008
Pag. 133 - 13€
Codice ISBN: 9788875800253
matteo
Maggio 31st, 2008 at 9:11
La mia immagine solitaria e sconfortata è il giusto commento visivo alla serata del Galetèr.
Andrea Garbin
Giugno 4th, 2008 at 8:11
dai Matteo, confortati con l’andamento della serata di Firenze…