Recensione della serata

26 Feb 2008 In: Eventi, La tourneé

Per Natale Non Esco

Dalla corrispondente della Gazzella di Mantova, sabato 23 Febbraio

Al Ludas, noto locale giovanile di tendenza aperto da poco in pieno centro, si è consumata sabato scorso una kermesse che ha lasciato il segno e di cui si parlerà ancora a lungo in città.

La vostra cronista cercherà di riferire, con l’obiettività che contraddistingue la nostra testata, i fatti che hanno portato alla chiusura del locale nonchè all’arresto dei sei esordienti autori della raccolta ‘Per Natale Non Esco’.

Già nelle prime ore del pomeriggio era stato segnalato in via Oberdan un assembramento a causa di alcuni eccentrici personaggi presto identificati come Mauro, Lodi Rizzini e Dancelli, tre degli esordienti. Più tardi si univa anche Ongari, arrivato spingendo in carrozzella il vecchio Aristide Boselli, uno dei suoi lettori più assidui, prelevato di forza dal ricovero di Suzzara.

Dato che il Ludas era ancora chiuso, Lodi Rizzini e Dancelli avevano cominciato a cazzeggiare, giocando a carte sui gradini prospicenti il vicino teatrino off. I passanti, credendo fosse già iniziata la performance, hanno cominciato a gettare monete incitando i due giocatori che a loro volta stavano al gioco rispondendo con ingiurie e sputi in terra. Intanto Mauro scherzava col vecchio in carrozzina aprendo e chiudendogli la flebo.

Il barista responsabile del locale, dopo alcune velate minacce telefoniche (Se non arrivi in 5 minuti…hai presente caos calmo?) finalmente si presentava trafelato ad aprire: i preparativi potevano cominciare.

palco_tn.jpg

Ad ogni larsen che squarciava gli altoparlanti il vecchio Boselli bestemmiava sobbalzando sulla carrozzella, e Mauro si scusava dall’alto del loggione (ricordiamo che il Ludas è stato concepito nei locali dell’ex cinema Oberdan). L’esordiente, che si era ritagliato il ruolo di fonico, tornava quindi ad armeggiare col mixer, del quale fu presto chiaro che non ne capiva un cazzo.

Gli esordienti hanno quindi cominciato a provare i rispettivi brani camminando su e giù per il locale in uno stato confusionale degno dei ricoverati di ‘Qualcuno volò sul nido del cuculo’.

Mentre il pubblico cominciava ormai ad affluire sono entrati simultaneamente il Calzolari (attardatosi in ufficio per completare un hacking ‘zero day’) e il comitato delle Dannose.

Proprio quando un triste presagio cominciava a diffondersi fra le organizzatrici l’urlo di una signora impellicciata ha attirato l’attenzione di tutti. La spettatrice indicava qualcosa sul palco: sulle assi sconnesse erano apparsi alcuni conigli, uno dei quali teneva fra le zampette un inequivocabile oggetto oblungo. Cari Lettori della Gazzetta, è con un certo imbarazzo che vi confesso: l’attrezzo in perspex stretto fra le zampine dell’animaletto era niente altro che un dildo di dimensioni, consentitemi di dire, ragguardevoli. Garbin, senza che nessuno gli chiedesse alcunchè, si è alzato sdegnato e: -Non è mio!- ha gridato, indicandolo col dito. Il barista si lanciava urlando al placcaggio della colonia di leporidi, ma Lodi Rizzini lo dissuadeva: - Tanto sono sordomuti…-.

In quella giungeva a cavallo dal suo ritiro spirituale Davide Bregola, curatore della raccolta. Toltosi il mantello, il curatore ha cominciato in qualche modo le interviste, cercando di salvare la situazione dal naufragio più completo. Sullo schermo scorrevano intanto immagini vacanziere alternate a cimiteriali nature morte, frutto della sgangherata scelta del gruppo di giamaicani -collaboratori co.co.co. del Calzolari- che dal loggione proiettavano la demenziale sequenza. Presto una equivoca nube di fumo ha reso impossibile la vista di cosa stesse capitando lassù in regia. Dal loggione arrivavano soltanto -a tratti- sghignazzi e rumori corporali.

Le interviste sono state comunque interessanti. Fra le varie notizie sul gruppo abbiamo appreso che Garbin sta concludendo un nuovo racconto sul suo animale domestico preferito, il gatto a nove code, che Mauro ha diminuito di parecchio l’impiego di protossido, mentre sensazione ha fatto l’intervento di Lodi Rizzini, conclusosi inneggiando a Raul e alla rivoluzione cubana. Dancelli ha cercato vilmente di negare l’appartenenza al gruppo ma, mentre si allontanava alla chetichella, è stato riacciuffato da due rasta che, facendolo sedere di nuovo, gli hanno acceso un joint grosso come un cornetto Algida.

Nel pubblico intanto si scatenava una rissa fra un gruppo di veronesi litigiosi (tutti parenti, fra l’altro), apparentemente capitati per caso nel locale e una nota coppia cittadina di architetti gay, quando uno di questi ultimi ha iniziato a ballare la milonga sui tavolini. Al grido di -Te lo dago mi, reciòn!- uno dei parenti veronesi gli si è lanciato contro brandendo una bottiglia di birra vuota, ma per fortuna è stato fermato in tempo.

Dall’altra parte del locale le cose non andavano meglio: fra le pesanti tende dell’ex cinema è apparso un vecchio in bicicletta il quale, evitando abilmente il gestore, si è lanciato in un raid fra le poltroncine, incitato dal diabolico monello portato sul sellino. Nella confusione più totale la kermesse è proseguita mentre le Dannose cercavano di limitare i danni sorridendo e distribuendo gadget. Bregola, fingendo di riconoscere qualcuno tra il pubblico, si eclissava prudentemente.

Il vecchio rincoglionito col ragazzino continuava a pedalare per il locale cercando di investire i conigli, che si erano nel frattempo sparpagliati ovunque. La coppia di architetti gay aveva cominciato a slinguarsi platealmente in un angolo. Il pubblico basito ha allora visto il vecchio Boselli, sfuggito al controllo di Ongari, lanciare con insospettabile energia il bastone verso i due pervertiti. Ma il bastone, inopinatamente, è andato ad infilarsi fra i raggi della bici del vecchio ciclista, che, faccia avanti , è andato a spalmarsi sulla pista fra gli applausi generali.

Il Mauro era stato posizionato dalla regia nell’ultimo posto dove conveniva metterlo, cioè dietro al bancone dei liquori. Il barista frattanto piangeva silenziosamente nel retro. Trovate le bottiglie di assenzio, Calzolari e Mauro hanno cominciato a servire a tutti i presenti un cocktail di loro invenzione, affermando trattarsi di sciroppo d’acero (non prima però di averne saggiato gli effetti sul moccioso che era caduto dal sellino davanti a loro, sul ripiano del bar).

In breve tempo tutti sono caduti preda di un violento delirio etilico.

La situazione è degenerata definitivamente quando, in una simpatica confusione multietnica, gli esordienti hanno concluso la kermesse ballando sul palco assieme ai rasta e cercando di toccare il sedere alle Dannose più vicine.

Le forze dell’ordine, finalmente accorse, ponevano fine all’ignobile farsa abbattendo a pistolettate i conigli rimasti e traducendo gli esordienti in via Poma.

I sei, attualmente ristretti nel locale carcere giudiziario, hanno rilasciato ai media soltanto la laconica dichiarazione:

‘Per Natale, forse, usciamo’.

Segnalazione su “La tela nera”

19 Feb 2008 In: Rassegna stampa

Il nostro libro e il programma della presentazione del prossimo sabato sono stati segnalati dal sito La Tela Nera, il portale di cinema e letteratura horror, thriller e fantastica.

Vai al sito

Una cosa difficile

18 Feb 2008 In: Incipit

Matteo Ongari
UNA COSA DIFFICILE

I.
«Che ti venga un accidente!» aveva sbraitato Giandomenico Mattei, detto Tiranno.
È vero, ho scrollato le spalle. Ma quante volte ci è capitato di litigare e magari sentirsi dire una frase così.
Avevo appena finito una discussione col mio vicino.
Stavo rientrando in casa con mia figlia Giada al fianco quando ho sentito il Mattei, da dietro la siepe, urlarmi alle spalle quelle testuali parole.
Un’espressione come tante altre, come mille altre imprecazioni che scappano durante un battibecco.
Ma io sono stato zitto e tranquillo.
Invece avrei potuto sconvolgerlo sul serio.
Ho scrollato le spalle, è vero. E mi sono pure messo a ridere, piano, senza che potesse sentire, senza provocarlo ancor più.
Ho guardato mia figlia e le ho sorriso, come niente fosse.
Sono incappato altre volte in discussioni del genere, non ultimo un alterco avuto sempre con Tiranno per un’altra rogna del vicinato. Le fogne.
Sì, perché non si sa come sia successo, l’impresa edile ha concepito le tubature fognarie di entrambe le case, la mia e la sua, come appartenessero a un unico fabbricato.
Invece non dovrebbero esserlo. E così, quando noi abbiamo guai con gli scarichi oppure vogliamo semplicemente pulire i condotti, devo andare per forza nel suo giardino a sgombrare le acque nere e i reflui.
Una cosa inaudita!
E lui, il mio caro Giandomenico con la sua mogliettina bombolone, ci gode pure quando ho le fognature intoppate e devo abbassarmi a chiedergli per piacere di farmele sgorgare tramite i suoi pozzetti, suoi perché sono sulla loro proprietà e non sulla nostra.
Maledetto muratore!
Comunque sia, quel giorno avevamo litigato a causa dell’altezza della barriera divisoria, a loro dire troppo alta.
Ma fa lo stesso, vi risparmio i dettagli. Vi dirò solo che mi aveva salutato con quel subdolo malaugurio.
Avrebbe potuto anche dirlo diversamente, che so, sparare un «che ti venga un colpo» oppure «che ti venga un canchero», magari «che ti venga il cagotto». Invece no, ha urlato proprio: «Che ti venga un accidente!»
Adesso, a sette giorni di distanza, sono sdraiato sul letto, all’ospedale. Incapace di muovere un solo muscolo del mio corpo, compresi occhi e bocca, ho la palpabile sensazione che la maledizione abbia attecchito.
È vero, avevo scrollato le spalle. Ma sembrava un epiteto come tanti, perché avrei dovuto dargli peso?
Adesso, sento solo freddo. Adesso che immagino di avere decine di fili colorati che s’intersecano sull’addome, sul cranio e sulle gambe spoglie, mi accorgo che forse qualcosa di soprannaturale in quella iattura c’era eccome.
Non parlo, comunque. Non mi muovo. Non posso vedere e respiro con l’aiuto di una macchina. Ho origliato una voce sconosciuta che parlava di «coma vigile». Giuro, avessi saputo che andava a finire in questo modo, la facevo accorciare di un metro abbondante quella dannata siepe verde e rossa – ché poi, neanche mi è mai piaciuta tanto alta così.

Il dono

18 Feb 2008 In: Incipit

Giovanni Mauro
IL DONO

Francesco col suo orsetto osserva dalla finestra, in silenzio.
Il signor Bertoni non tornerà più dall’ospedale, questo il bimbo lo ha già capito, quando il brontolio di un camion sale dal cortile dell’antico palazzo e due operai cominciano a radunare i pochi mobili della coppia di anziani sotto il loggiato.
– Scendo, nonna! –
– Mettiti la sciarpa e la scuffia, Francesco, che ti viene un raffreddore! –
Con il suo tato sottobraccio, senza sciarpa né cuffia, il bimbo vola giù dalle scale e, dall’alto dei suoi cinque anni, attacca pezza ai lavoratori.
– Il signor Achille era mio amico, sai? Anche la Lucia, però non si ricordava mai come mi chiamo. È andata in ospedale prima lei, quando era estate, poi non è più tornata e poi… –
Francesco si volta: i bimbi grandi non frignano, ma gli riesce solo a metà. Ha gli occhi lucidi, la voce ora è meno sicura: – Adesso staranno assieme, vero? –
– Non lo so, putìn. –
Il pupazzo stretto al petto, Francesco si aggira serio fra mobili e suppellettili; ogni tanto con la mano sfiora le superfici usurate.
– Ecco la sua televisione! – esclama, e si riaccende.
“Bon, gli è passata” pensa l’operaio.
– Sai, quando andavo su a trovarlo, lui la guardava sempre, ma siccome non c’era mai sky, allora la spegneva e mi raccontava delle storie… –
– Che storie ti contava? –
– Dai, se ti siedi ne dico una anche a te! –
L’operaio si guarda attorno; in fondo lì hanno quasi finito, poi insomma, la vigilia di Natale un cristo se la può prendere anche un po’ comoda. Tira fuori un pacchetto di sigarette e si accomoda sugli scalini.
– Conta su, ciacaròn! –
– Allora, sta a sentire… –

Io adoro il Natale

18 Feb 2008 In: Incipit

Lorenzo Lodi Rizzini
IO ADORO IL NATALE

Chiavi di lettura

  1. L’autore di questo racconto non è identificabile né con lo scrittore presente nel testo, né con chi pone le domande, né con un coniglio sordomuto.
  2. Fra lo scrittore presente nel testo, colui che pone le domande e un coniglio sordomuto, due coincidono
  3. La Democrazia delle Carote è un voluto, e probabilmente pessimo, tentativo di parodia.
  4. Terminare ora la lettura di questo racconto potrebbe essere un’ipotesi. In caso contrario non è richiesto al lettore alcun tipo di immedesimazione.

Il racconto

Io adoro il Natale, e questa è l’ultima cosa banale che dirò.
– Le va bene sedersi qui?
– Certamente.
– Se non le piace stare al centro della stanza possiamo spostarci nell’angolo…
– Qui andrà benissimo, davvero.
– Me lo può dire sinceramente: preferisce che ci sediamo nell’angolo della sala?
– No… le assicuro che qui sto bene.
– Perfetto. C’erano dei fiori, dico nell’angolo che le ho indicato, prima che ci mettessero quelle poltrone, penso fosse un’idea della cameriera che lavorava qui al posto della signora bionda che ha visto entrando. C’è sempre il sole in quell’angolo…
– Il sole è importante per le piante.
– Fondamentale.
– Sì, fondamentale.
– Forse era meglio continuare a tenerci dei fiori lì… Certo che anche quelle poltrone di pelle non sono niente male… Le piacciono le poltrone di pelle?
– Direi di sì, specie in inverno, d’estate magari sono un po’ scomode, fanno sudare, non crede?
– Ottima osservazione. Comunque queste poltrone non sono affatto male. E quelle là, accanto alla finestra, al posto dei fiori, sono favolose… Ci si siede, si beve qualcosa e si può pure guardare il giardino… Sono meravigliose, specie in estate, quando il sole è alto e caldo, certo si suda un po’, ma abbiamo l’aria condizionata… Grande invenzione l’aria condizionata, non trova?
– Sì, davvero un sollievo, anche se noi a casa non l’abbiamo.
– Già, un sollievo. Sicuro di non volersi sedere nell’angolo?

Reading: sabato 23 febbraio

18 Feb 2008 In: Eventi

Il giorno 23 febbraio 2008 presso Circolo ricreativo LUDAS di Via Oberdan dalle 18 alle 20.45:

SEI QUASI ESORDIENTI IN CERCA DI UN EDITORE
musica e letture tratte da Per Natale non esco

L’Associazione Culturale Scritture Dannose, Davide Bregola e Giulio Milani presentano sei autori esordienti che, con i loro racconti, hanno dato origine al libro “Per Natale non esco” edito da Transeuropa, una raccolta di narrazioni sul periodo più abusato dell’anno.

Sarà presente il presidente dell’ABEO di Mantova Vanni Corghi.

Il libro

Un pugno di racconti che non spiegano, non celebrano, non consolano.

imageIl Natale è lo scenario comune su cui si disegnano le storie di questa raccolta. Qui non si parla della festa religiosa o dei buoni sentimenti, ma di qualcosa che riguarda tutti. Di relazioni fra le persone. Per saperne di più...

Transeuropa Libri
2008
Pag. 133 - 13€
Codice ISBN: 9788875800253


Avvertenza

Gli eventi descritti negli articoli di questo sito sono principalmente opera di fantasia. Ogni riferimento a fatti, persone e luoghi esistenti è puramente casuale o da intendersi licenza poetica.

Gli autori NON sono responsabili (in generale, si intende).

LA TOURNEÉ

23 FEBBRAIO 2008
LUDAS, via Oberdan 7 - MANTOVA
Ore 18

24 MAGGIO 2008
GALETER, via Guerzoni 92 - MONTICHIARI (BS)
Ore 19

1 GIUGNO 2008
GIUBBE ROSSE - Piazza della Repubblica - FIRENZE
Ore 17

Copyright

© 2008 Pier Vittorio e Associati, Transeuropa, Massa

Foto di Aurora Ghini