Marco Calzolari
MAGARI L’ANNO PROSSIMO

Natale, buoni sentimenti, come no. Vorrei dire alla mamma che le voglio bene, che a volte l’ho odiata solo perché lei si ostina a voler così bene al papà. E che odio lui, piuttosto, anche se da bambina lo seguivo ovunque e non gli mancavo mai di rispetto. Ma lui, il rispetto, se lo sapeva comprare. Che stronzo. Considerarlo uno stronzo senza sentirsi in colpa è forse la conquista più grande che abbia fatto negli ultimi anni. Milioni di psicoterapia. Meglio non pensarci. Peggio di suo padre, il nonno Enzo. Bar e politica, bar e politica. E le donne a casa. Una generazione di patriarchi inutili, fregati dalla sfiga: due figlie femmine. Tiziana ed io abbiamo messo una pietra sopra la discendenza, abbiamo mescolato i geni e metteremo in circolazione degli uomini forse un po’ meno uomini, ma sicuramente meno stronzi. Se mi sentisse Riccardo. A lui non è mai piaciuto, suo suocero, che gli parla come se dovesse insegnargli qualcosa. Però domani, visto che è Natale, sederà vicino a lui, gli verserà il vino, e il papà gli riempirà il piatto di quello che non riuscirà più a mangiare, dei suoi avanzi, facendo ridere Francesco e Giulia. E converseranno di soldi, di politica, di sport, e Riccardo farà finta di interessarsene davvero. Sarebbe anche un bel quadretto, un monumento alla tolleranza, senza l’idiota fascista di mio cognato. Faccia di merda. Mi auguro che si inventi una scusa per non venire e lasciare sua moglie da sola, che rompe a sufficienza già per conto suo. E speriamo che lei non si ammazzi di bere, piuttosto.