Sei (quasi) esordienti alle prese con il periodo più abusato dell’anno
Claudio Dancelli
LA STANZA IN PIÙ
La conosco da molti anni. Siamo ancora in contatto, ma meno di un tempo. Molto meno.
Eppure mi sentirei in colpa lo stesso se, per qualche motivo, dovessi scoprire che ha avuto bisogno d’aiuto.
Pulizie (un prologo)
Otto anni.
Una casa.
Domenica.
Si appoggiò allo spazzolone con una smorfia. Il labbro superiore sudato e la lingua quasi secca. Soffiò fuori l’aria e guardò alla porta finestra. Il sole s’intuiva solamente, dietro i tronchi anneriti dei tigli, e il cielo era il cielo di Milano a gennaio: debole e infelice.
Natale era passato da poche settimane e quella era la prima domenica di pulizie da sola.
Dopo otto anni.
Settantasei metri quadrati. Pochi, per dire tutto.
Eppure, quel turno di pulizie lo chiariva bene, vedeva tutta l’inutilità della celebre “stanza in più” e la casa sembrava anche troppo grande.
Respirò profondo piegando la testa in avanti. Restò col mento appoggiato alla maglietta bagnata. Riprese a sgrassare il pavimento con affondi ritmati della schiena e delle braccia.
Vuuusc-vuuusc-vuuusc.
Pulire. Pulire. Pulire.
Pareva non ci fosse altro alle dieci e mezza di quella mattina.
Niente brioche con la marmellata, niente coccole, niente musica di sottofondo. Niente cazzo della domenica da stringersi dentro col respiro grosso e le lenzuola bagnate che si attaccano alla schiena.
Niente. Solo pulizie, ossessioni e paranoia a ondate.
Ancora metà del lavoro da fare e si sentiva svuotata. Incapace di andare avanti.
E sì che quella casa era stata sempre in ordine. Senza fatica. Lei e Alessandro pulivano come in un rituale. Sempre lo stesso giorno, sempre le stesse procedure. Si sarebbero potuti permettere un filippino per due giorni o una vecchia in nero per quindici ore ogni settimana.
Invece no. Pulivano proprio loro. La domenica mattina.
Ogni domenica.
Anche in ufficio, nei rispettivi studi professionali, non è che fossero così ordinati o attenti all’igiene. La casa però era un’altra questione. Lo era sempre stata.
Questa faccenda non era un caso. Non se l’erano mai detto in faccia, ma lo sapevano.
Una cosa intima, ma dura come il cemento. Tramezze, abitabilità e parquet in tutte le stanze: un giuramento o qualcosa che gli somigliava.
…
Un pugno di racconti che non spiegano, non celebrano, non consolano.
Il Natale è lo scenario comune su cui si disegnano le storie di questa raccolta. Qui non si parla della festa religiosa o dei buoni sentimenti, ma di qualcosa che riguarda tutti. Di relazioni fra le persone. Per saperne di più...
Transeuropa Libri
2008
Pag. 133 - 13€
Codice ISBN: 9788875800253
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