Ricordo che anni fa qualcuno mi disse di stare attento ai libri e alla loro dannosità. Allora non potevo capire. Presi un libro dallo scaffale e iniziai ad osservarlo. Sfogliai alcune pagine, guardai in ogni angolo, dalla prima alla quarta di copertina, tra i ringraziamenti e persino mi avventurai sotto il bollino della siae convinto che vi avrei trovato un intero mondo di dannosità. Naturalmente non trovai nulla è così mi convinsi che il lato dannoso dei libri stava nella loro magnifica capacità di starsene racchiusi in otto spigoli cartacei.
Ci sono voluti quasi dieci anni di tentativi per capire il significato di quelle parole e prontamente, alle prime pubblicazioni tutta la dannosità dei libri è fuoriuscita dalle pagine e ha preso a girare vorticosamente nell’aria intorno a me.
Quando sabato siamo entrati al LUDAS, posso assicurarvi che nessuno era preoccupato. Tutti tranquilli e rilassati. Quasi scazzati. Sulle prime abbiamo iniziato a bighellonare qua e là per il locale, escluso il buon Giovanni che è partito subito in direzione del mixer invitando gli altri a prepararsi per la prova. Ricordo a un certo punto una dannosa quatta quatta avvicinarsi al palco dove noi riuniti ad ascoltarla dire “ciao ragazzi, siete tesi?”
Ecco la frittata!
Matteo rispondere “no son tranquillissimo”
Ed io “veramente non c’avevo nemmeno pensato” cacchio, pensai.
Mentre gli altri nemmeno ad ascoltare le nostre parole. Insomma un livello di tensione inesistente.
E’ da quel preciso istante che il lato dannoso dei libri si fatto vedere. È uscito allo scoperto come una volpe affamata. Come un vampiro assetato di sangue. Del nostro sangue dannoso. Qualcuno dice di avere avuto il cuore a mille. Altri, come accaduto a Marco, hanno subito la sorte della malattia e per l’occasione perduto la voce, si sono ristretti tra le spalle ed una sciarpa inzuppata di scorie nasali, sino a raggiungere il livello di appannamento delle lenti.
Giuro d’averlo sentito, il Marco, gridare a tutta voce “datemi una birra! Senza non inizio nemmeno!”
A dirla tutta la secchezza delle fauci ha conquistato pure le mie papille. Deve essere accaduto a meno di mezzora dall’inizio della nostra prova. E sapete com’è in quei casi. Una parola a destra, una parola a sinistra, una domanda al collega e un saluto all’amico e le luci si spengono, cala il sipario e il pubblico ti attende ad occhi spalancati.
Tra una lettura e l’altra, e pure durante, se ne sono viste di tutte. Alcuni, io e Claudio – mi pare nessun altro – hanno steccato la lettura. La musica si è inceppata almeno una volta. Ma forse il pubblico danneggiato dalla dannosità dei libri nemmeno se n’è accorto. Altri, lo so, lo credo… anzi ne sono certo, hanno scambiato Lorenzo per un coniglio sordo-muto, per non parlare di coloro che hanno visto in me un dispensatore di regali e in Giovanni il barista del locale, nonché la figura di Picasso.
Che dire ragazzi? Il cuore ha retto. Un libro non può certo essere più dannoso quanto alcune emozioni. Ma un libro ti può ridurre gli occhi a due polpette, o i polpastrelli a tanti piccoli tentacoli incalliti. Può farti il culo quadrato, le spalle concave, renderti le ginocchia deboli. Ti può far perdere il contatto con la realtà. Un libro conosce mille modi per recarti danno, sia che tu lo legga, sia che tu sia quella sottospecie di figura seduta che lo scrive.
Sabato si sono anche visti tentativi di dibattiti Lorenziani sventati dalla prontezza dei riflessi Dancelliani seguiti da un rapido assalto agli aperitivi e alle impressioni a caldo della presentazione. Un libro può portare a compiere anche gesti estremi. Un libro, se di una raccolta di racconti si tratta, può possedere un lato dannoso estremamente potenziato. Provate ad immaginare sei persone, sei esseri umani danneggiati dai libri, sei individui che tutti i giorni combattono con le parole. Il risultato lo si è visto sabato. Il giorno dopo il nostro fisico ne risente. Il giorno dopo il pubblico attento, ne risente mentalmente. Il risultato lo potrete trovare nelle pagine del libro. Ma fate attenzione, come tutti i libri, anche questo può recar danno. Raccomandazioni: non leggere più di tre volte. Alla quarta potreste credervi protagonista di uno dei racconti.